Wednesday, 02 July 08, 05:50 AM

Fantastica la prima pagina di Tuttosport, che tratta il calciomercato come una gara tra centrocampisti per andare alla Juve (occhio Aquilani, che nella corsa per giocare i preliminari di Champions Xabi alonso ti sta sorpassando). Al di là dei facili localismi, credo che il giornale torinese abbia perso il senso della misura diventando campione di provincialismo, quin non è più una questione di "geogiornalismo", siamo al ridicolo.

Non si parla ancora invece di colpi interisti, anche se in ottica nuova stagione non ci sarà tantissimo da prendere: lo hanno detto tutti ormai. Il problema è mio personale: nessuno dei nomi fatti mi convince appieno e non vorrei fare il manciniano, ma preferivo la campagna acquisti che si prospettava con il tecnico marchigiano. Sfumato Deco, per fortuna, c'è ancora in ballo Lampard ma di trentenni che stanno per iniziare il declino non credo siano il meglio per l'Inter. Dopodiché, ci sono giornalisti come Recalcati (con tutta la simpatia che ho per il Reca) che ogni giorno prendono in mano il mitra e sparano a zero, sperando di coglierci almeno una volta su mille. Oggi parla addirittura di Drogba insieme a Lampard (SE arriva l'inglese), senza contare che Mourinho gioca con una punta centrale, e che l'arrivo di una punta centrale porterebbe a venderne una in più, e l'Inter ha punte che non sarà facilissimo vendere. Forse restano tutti, di certo non ne arriva una nuova.

Mettiamoci il cuore in pace, grandi colpi non ce ne saranno cme negli ultimi anni, giocatori di seconda fascia o bolliti che verranno a svernare o a far bene per tentare l'avventura in Premier o nella Liga.Ci spiace sia finito l'Europeo solo perché ci aspettano 15 giorni a chi la spara più grossa. Nel frattempo cominceranno a radunarsi le squadre e a metà mese ci sarà il primo turno con fantastiche partite come Murata di San Marino contro il Goteborg. Altra squadra di prestigio impegnata nel primo turno (la Dinamo Zagabria) ha pescato il Linfield di Belfast. Ma immaginiamo che al calciofilo medio interesserà di più il bikini sexi di Nereida e se il suo fidanzato andrà al Real Madrid. Per carità, più interessante del Murata ma non è facile trovare l'1% di notizie in mezzo al 99% di gossip e stupidaggini.

PS: Aquilani stia tranquillo, Xabi Alonso deciderà dopo le vacanze...

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Tuesday, 20 May 08, 07:53 PM

Domenica pomeriggio, interviste post-partita: Daniele De Rossi, il capitan futuro, il bambino viziato di Ostia Lido ha tirato in ballo ancora una volta la storia degli aiuti. Fin lì possiamo anche capire, la delusione dopo aver assaporato uno storico sorpasso, reso amaro dalla doppietta di Ibra, e abbiamo sorriso amaramente: rosicone, ma a caldo, certo diventa più difficile poi accettare le altre dichiarazioni, quelle del lunedì.

Ancora con gli aiutini Doni (forse avrà dimenticato il rigore negato all'Atalanta alla penultima giornata), Bruno Conti e quell'altro fenomeno di Panucci, mentre il moggiano mai pentito Pradé ha rilasciato dichiarazioni incredibili, in cui chiede lumi sulla presenza degli interisti a Parma. All'Osservatorio poi. Caro Pradé, l'Osservatorio potrebbe risponderti solo una cosa: che per loro Parma-Inter non è mai stata una partita a rischio e che è stato il Prefetto di Parma, su pressioni avvenute da più parti (anche da Matarrese, imbeccato da Rosellina tua) a vietare la trasferta agli interisti. E qui, caro signor Pradé, forse non sa cosa significhi vietare la trasferta: i biglietti non vengono venduti nella città della squadra ospite e il settore ospiti non è occupato dai tifosi della squadra ospite. Pradé credo sappia che da Milano a Parma c'è un'ora di macchina, ed è più facile e comodo andarci che non per uno che da Roma deve andare a Catania. Sia in settimana per comprare i pochi biglietti in vendita libera, sia la domenica per seguire la squadra. Che poi qualche centinaio di dementi sia andato a fare casino, quello è vero, ma non è certo quello che ha influenzato il risultato - giusto - sul campo.

Non rispondo nemmeno alla storia degli aiuti, non da chi ha giocato più di dieci partite in superiorità numerica e s'è vista il proprio capitano ammonito per tre "Vaffanculo" all'arbitro (a proposito di capitani, Javier Zanetti: 38 presenze, zero cartellini), non da chi - basta vedere la vignetta del "Romanista" qui sopra - era pronto a scommettere che Inter e Lazio si sarebbero spartite il bottino, Lazio in finale di Coppa Italia in cambio dei tre punti in campionato. Sappiamo tutti com'è finita.

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Friday, 16 May 08, 11:18 PM

Ormai è chiaro, e per saperlo non era necessario nemmeno leggere l'articolo del bravo Riccardo Signori sul Giornale: Roberto Mancini l'anno prossimo non sarà più l'allenatore dell'Inter.

L'allenatore ha veramente esternato la sua intenzione di lasciare in caso di vittoria dello scudetto, pronto ad approfittare di una clamorosa offerta che probabilmente gli è arrivata dall'Inghilterra. Lì Mancini potrà finalmente fare il lavoro di manager, vale a dire di colui che non solo dirige gli allenamenti, ma ha in mano un budget (spesso almeno triplo di quello delle grandi squadre italiane) e con quel budget si prende la responsabilità degli acquisti e delle cessioni. Sappiamo bene come invece all'Inter, il donchisciottesco mister ha dovuto perfino lottare per non avere più i - da lui - sgraditi Recoba e Adriano, non essendovi riuscito, con gravi problemi, per il solo Figo. E le liti non sono finite qui, sappiamo tutti cosa è successo dall'inizio di questi quattro anni al Mancho. Sappiamo che se non fosse scoppiata Calciopoli, il nostro presidente l'avrebbe mandato via due anni fa, e sappiamo che dall'11 marzo e dalla conferenza stampa, i rapporti sono precipitati.

L'ultima questione delle intercettazioni è la goccia che ha fatto traboccare il vaso. "L'Inter sapeva ma non è intervenuta perché non c'era nulla di rilevante né dal lato penale, né da quello disciplinare-sportivo" è stato detto a SKY ieri, da Nebuloni in collegamento da Appiano Gentile. Questo "scandalo" è sembrato più "Viva Lain" che "Calciopoli", nel senso delle cattive frequentazioni e non di truffe sportive. Del resto, son cose che chi ha letto il bel libro di Stefano Olivari, "Notizie da Cialtronia", sa che succedono nell'immenso sottobosco tra il legale e l'illegale che gravita attorno ai grandi club. Nessun tentativo né di giustificare o, al contrario, di fare moralismo, ma se è vero come sembra che all'Inter sapevano (o se, come possibile, sia stato uno dei tanti casi in cui c'è una talpa alla Pinetina) non avere fatto nulla durante la settimana chiave rende chiaro l'intento di colpire l'allenatore. E quindi, facile che quelle frasi riportate da Signori ("Vinco e me ne vado") siano state davvero dette. E che, incredibilmente, vanno a parafrasare lo striscione apparso domenica a San Siro, quel "Vinci e vattene" che su questi pixel abbiamo stigmatizzato e che ci è parso puzzare di striscione "pilotato". In caso malaugurato di sconfitta invece, non arriveranno le dimissioni ma c'è la quasi certezza dell'esonero.

Del resto, come non dare ragione a Mancini quando dice che quattro anni in quella gabbia di matti sono un'enormità? Del resto, siamo la società il cui amministratore delegato è riuscito a dirsi dispiaciuto della mancata presenza dei romanisti a Catania, e in cui in società tutti possono parlare in libertà, liberi anche di contraddirsi tra loro (vedi lo stesso Paolillo con Sala, del Coordinamento Inter Club: per il primo Brescia era uno sconosciuto, per il secondo no).

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Friday, 28 March 08, 04:40 AM

Meno male che secondo alcuni a Roma stanno tenendo un basso profilo, non c'è giorno che non si attaccano a qualche polemica per svelenire l'ambiante. Questa VOMITEVOLE E SQUALLIDA vignetta pubblicata sul "Romanista" vorrebbe insinuare una presunta combine tra Lazio e Inter per la partita di sabato, nel tentativo allo stesso tempo di delegittimare una vittoria dell'Inter e di provocare una reazione dei laziali che, se così stanno le cose, saranno pronti a dare il massimo contro i nerazzurri. Cosa che sarebbe avvenuta comunque, visto che i giocatori sono dei professionisti, ma forse al Romanista confondono i desideri dei tifosi laziali (nessun laziale vorrebbe che la Roma vincesse lo scudetto, o viceversa) con quel che succederà sul campo.

In più, offendono la professionalità dei laziali del 2002 che, per quanto ne dica il giornale di tendenze giallorozze, con l'Inter vinsero, nettamente, e non fu il solo Poborsky a segnare. Insoma, una tecnica vecchia, insinuare sospetti sperando in una reazione o, in alternativa, continuando ad accusare nel caso le cose vadano come prospettato, in questo caso con un'ipotetica vittoria dell'Inter.

Dopo gli "aiutoni" di Totti (che oggi, ovviamente, s'è contraddetto parlando di moviola in campo, dicendo che "l'arbitro può sbagliare perché è solo ed è difficile decidere velocemente"), dopo le ridicole accuse di Perrotta, oggi è la volta di questo finto annuncio. Al quale potremmo replicare con un bel

"AAA giocatore in forma e determinante per la salvezza del proprio club si fa ammonire per non giocare contro la squadra di cui è tifoso e di cui il padre è Team Manager". Non male, vero?

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Sunday, 23 March 08, 10:26 AM

E adesso Farina dovrà andare in TV ancora, a capo chino, a spiegare perché ha convalidato un gol in netto fuorigioco. E Totti dovrà parlare di aiuton i alla Juve che hanno favorito la Roma nella (falsata, vero?) corsa allo scudetto. Sì, perché dopo averci triturato i coglioni sul fatto che eravamo la nuova Juve, et voila, è tornata la vecchia.

Quattro punti non sono tanti, ma nemmeno pochi. Anzi, quattro e mezzo. L'Inter alla fine avrà meritato di perdere, ma può capitare la serata storta (in realtà a Materazzi e Burdisso capita spesso ultimamente, ma quelli abbiamo...). Di certo è stato in serata storta Farina e pure i guardalinee, due le decisioni incredibili: il gol del vantaggio, con Camoranesi e Chiellini in fuorigioco (il difensore di 3 metri e mezzo, ed è primo ad andare incontro alla palla e forse la tocca pure), la seconda forse ancora peggio, quando Nedved lancia Chivu, che è al di là dei difensori, e il segnalinee alza la bandierina. Ecco, in questi due episodi (tre con la genialata dei 3 minuti di recupero che erano almeno 5) c'è stata anche una Juve che poteva andare sul 4-0, che ha sprecato, e che alla fine ha rischiato di prendere il gol del pareggio da Maniche. Però, i detrattori dell'Inter mi insegnano che sbloccare con un gol irregolare è determinante anche quando vinci 4-0.

Intanto, i media ufficiali non enfatizzano più di tanto, come volevasi dimostrare. A parti invertite staremmo parlando di SCANDALO scritto a caratteri cubitali, invece si parla di Juve che ha steso l'Inter. Stessa cosa il Corriere dello Sport. Ma si sa, l'aveva capito Herrera quasi 50 anni fa, che l'Inter quando vince, lo fa "contra todos". I nerazzurri hanno colpito una traversa con Stankovic e una grande parata di Buffon su punizione di Chivu. In effetti, ai punti e non solo si sarebbe potuti andare in vantaggio. Poi il gol in fuorigioco, l'errore di Burdisso sul gol di Trezeguet, e gli errori di supponenza di Del Piero. Insomma, alla fine bisognerà lottare (lo sapevamo) si vincerà (ne sono certo), e la terza certezza: è tornata la Juve di sempre, con il passamontagna e il piede di porco. Non ci mancava...

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Tuesday, 27 November 07, 05:06 AM

Mancini (ancora una volta preso di mira da Padovan, vedi foto) ha diramato la lista dei convocati per la partita di sdomani contro il Fenerbahce, unica squadra ad avere sconfitto i nerazzurri in una gara ufficiale oltre alla Roma, in Supercoppa. Sono 19 i giocatori, i portieri Julio Cesar e Orlandoni, i difensori Cordoba, Zanetti, Maxwell, Maicon, Materazzi, Rivas, Samuel, Chivu, i centrocampisti Stankovic, Jimenez, Dacourt, Cambiasso, Solari, gli attaccanti Ibrahimovic, Cruz, Crespo e suazo. El Jardinero dovrebbe essere il partner d'attacco di Ibra, che ha giocato poco sabato con l'Atalanta e deve difendere il primato nella classifica marcatori. Acciaccati Suazo (per la botta presa da Manfredini) e Dacourt, ancora alle prese con un ematoma. Comunque, con il solo Burdisso ancora squalificato per i fatti di Valencia, da segnalare anche qui il ritorno di Materazzi e una squadra quasi al completo, Figo e Vieira sono gli unici dei 25 ancora indisponibili. C'è la possibilità per i nerazzurri di chiudere i conti con la prima fase, il che era insperato dopo la sconfitta all'esordio con gli uomini di Zico.

Tornando al titolo (becero come il suo stile) di Tuttosport, Mancini ha fatto una dichiarazione sui medici che ritarderebbero il rientro dei calciatori, specificando che si trattava di una battuta perché, parole sue, "altrimenti domani arriva la risposta dell'ordine dei medici ", e nonostante ciò la protesta è arrivata. Da chi? Da Maurizio Casasco, presidente dell'ordine dei medici sportivi, mio conterraneo che io conoscevo come dirigente sportivo (partito giovane dal Rivanazzano, società di prima categoria in cui giocava mio cugino, finì al Torino di Borsano ma -ironia della sorte- venne mandato via per l'arrivo di... Luciano Moggi). Mi sembra che questa difesa corporativa per via di una battuta sia eccessiva, ma di una cosa sono certo: Mancini ha le "palle" per respingere questo e i tanti attacchi che gli arrivano dai "quaquaraquà" come quelli che stanno a Tuttostort e come Ronaldo, il quale ancora tira in ballo Adriano di cui sarebbe grande amico (si sa, fin dal 2001, chiedere alle discoteche milanesi...)

Detto della zamparinata del lunedì (esonerato Colantuono, ritorna ancora Guidolin), della difficile e fredda trasferta della Roma a Kiev, con Benfica-Milan e Lazio-Olympiacos mercoledì e la Fiorentina giovedì, a proposito della squadra viola, OleOle si unisce al cordoglio ed è vicino al mister Prandelli per la prematura scomparsa della moglie Manuela.

UPDATE: aperta un'inchiesta federale, a questo punto possiamo anche attenderci la richiesta di impiccagione per Roberto Mancini. DA NOTARE (sì, uso il maiuscolo perché questa cosa va urlata!) CHE IL 27 OTTOBRE, UN MESE FA, IL CENTROCAMPISTA DELLA ROMA, DAVID PIZARRO, DICHIARO' "PRENDIAMO TROPPI FARMACI. SIAMO OBBLIGATI? SI PUO' DIRE DI NO, MA POI SI RESTA FUORI". PER QUESTE DICHIARAZIONI GRAVISSIME DI PIZARRO STIAMO ANCORA ATTENDENDO LA REPLICA INDIGNATA DI CASASCO E DELLA FEDERAZIONE ITALIANA MEDICI SPORTIVI. VERGOGNA!

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Saturday, 10 November 07, 01:27 AM

Ci ha pensato la Gazzetta oggi, ma se l'ha fatto è stato come al solito per stoppare voci ancora più gravi. Ronaldo è svogliato, non si presenta alle sedute fisioterapiche, non risponde al cellulare. E' fuori da luglio, praticamente non ha mai giocato in questa stagione, e ora si appresterebbe a rientrare. Le voci sono su una vita di Ronaldo non proprio da atleta, molto simile a quella di Adriano, ma se ne parla di meno. A dimostrazione che spesso i giornalisti non ci dicono tutto quello che sanno, ma solo quello che gli conviene. Il problema è che il Milan ha potere mediatico, usa la propaganda per coprire gli insuccessi calcistici e fatti come quello di Ronaldo. Mi spiace, ma la Gazzetta sbaglia quando scrive che "sull'altra sponda del Naviglio sono meno attenti a custodire i segreti": sono tutti capaci allo stesso modo, è chi viene a saperli, questi segreti, che a volte decide di divulgarli altre no, e non è mai per simpatia!

Dunque, Ronaldo non fa vita da atleta, forse eccede negli stessi vizi notturni di Adriano, oltra a non allenarsi e a non avere disciplina. Vorrebbe andarsene per guadagnare di più, almeno così mi dicono. Ma fino ad oggi, il nulla mediatico. C'è perfino qualche tifoso rossonero che si lamenta e accusa la Gazzetta di destabilizzare la Società (ovviamente con la maiuscola) facendo queste rivelazioni al momento del rientro in campo. Com'è possibile, allora, che per il Milan (e di riflesso per i media) ogni settimana dal 31 luglio era buona per il rientro, mentre i giornalisti che conosco mi dissero da subito che prima di novembre non sarebbe stato possibile rivedere Ronaldo? C'è da chiedersi piuttosto come mai questo articolo sia uscito prepotentemente solo oggi, 9 novembre. Forse il Milan ha dato il via libera perché adesso serve screditare Ronaldo? Che, di suo, vorrebbe lasciare il Milan per un ultimo contratto "pesante", così come Adriano lascerebbe l'Inter.

Tutto questo discorso si interseca con le dichiarazioni di ieri di Silvio Berlusconi, abbastanza irritanti. Non tanto per aver detto che gli interesserebbe Adriano al Milan, cosa legittima nonostante le levate di scudi ogni volta che al Real nominano Kakà, quanto per quel "Adriano vorrebbe lasciare l'Inter? Chi non lo prenderebbe, quindi anche il Milan. Tutto dipende dall'ambiente che ha intorno". Ecco, oggi sulla Gazzetta s'è capito che ambiente troverebbe a Milanello, anzi no. Se Adriano beve e fa tardi la notte è colpa dell'ambiente, se lo fa Ronaldo, è colpa di Ronaldo.

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Saturday, 03 November 07, 11:43 AM

Aprile 1961, pieno boom economico. Jurij Gagarin è appena andato nello spazio e gli esuli cubani addestrati negli USA stanno preparando l'invasione del proprio paese, ma verranno respinti dai castristi nella Baia dei porci. Anche la Juventus sta resistendo agli assalti di Milan e Inter, rispettivamente a 3 e 4 punti dalla vetta quando mancano sette giornate al termine. Il 16 aprile al "Comunale" di Torino arriva un'Inter desiderosa di avvicinarsi alla capolista. Il pubblico è tantissimo, si parla di 10.000 biglietti in più venduti rispetto alla capienza dello stadio, manca poco che non accada la tragedia. I cancelli crollano, per fortuna non accade nulla di grave ma il pubblico straborda ed è costretto a seguire la partita da bordo campo.

Gli interisti non ci stanno e protestano con l'arbitro che, dopo aver deciso in un primo momento che si può giocare, alla mezzora sospende la partita. Logico il ricorso dell'Inter, e altrettanto scontato lo 0-2 a tavolino, tanto è chiara la responsabilità oggettiva degli juventini. Accade il 26 aprile, il 30 l'Inter espugna Ferrara 3-1, la Juve perde a Genova con la Samp e c'è l'aggancio. Sta nella logica anche che i bianconeri facciano ricorso, inoltrato dal 33enne avvocato Vittorio Caissotti di Chiusano, in futuro presidente juventino dal 1990 fino alla sua morte avvenuta nel 2003. L'unica cosa che fa apparire il tutto strano al limite del grottesco è che il ricorso va fatto alla FIGC, di cui il 27enne precocissimo presidente è Umberto Agnelli, che in quel periodo è anche reggente della Juventus (corsi e ricorsi, nel 1946 il fratello Gianni era diventato presidente della Juve a soli 25 anni).

C'è chi ovviamente parla di conflitto d'interessi, fatto sta che il campionato prosegue e la Juve torna al comando. La FIGC -ripetiamo, presideuta da Umberto Agnelli- decide alla fine per la ripetizione. Ormai il campionato è andato, la partita si gioca il 10 giugno, una settimana dopo la fine delle ostilità. L'Inter -giustamente- manda la squadra giovanile per protesta, e perde 9-1, con un Sivori scatenato contro dei ragazzini, con il suo solito fare irridente segna sei gol, ancora oggi record in Serie A, nonostante non sia stato realizzato contro una squadra di Serie A, ma contro la sua Primavera (anche se la dicitura non è esatta, visto che il Campionato Primavera parte nella stagione 62-63).

Nell'incrocio di destini, il 9-1 è l'ultima partita di Giampiero Boniperti e la prima di Sandro Mazzola, che realizza l'unica rete nerazzurra, su rigore. Per la cronaca Umberto Agnelli, travolto e amareggiato dalle polemiche, lascia la Federazione, ma ormai la frittata è fatta. Curiosità: nel delirio antiinterista dei tifosi juventini, feriti da Calciopoli, questo episodio è finito in un sito, tra quelli che hanno macchiato la storia dell'Inter, per il fatto di aver mandato la Primavera. Ecco, non so se sono d'accordo con questa interpretazione...

Torino, 10 giugno 1961

Juventus-Inter 9-1 (3-0)

Juventus: Mattrel; Emoli, Sarti; Boniperti, Cervato, Colombo; Mora, Charles, Nicolè, Sivori, Stacchini;
Inter: Annibale; Riefolo, Tacchini; Morosi, Masetto, Dal Maso; Manini, Mazzola, Fusari, Guglielmoni, Ghelli;
Reti: 11' Sivori, 12' Sivori, 17' Sivori, 52' aut. Riefolo, 54' Sivori, 64' Nicolè, 67' Sivori, 78' Mazzola (IN) rig., 79' Mora, 90' Sivori rig.

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Thursday, 01 November 07, 06:03 AM

Stasera c'è sono di fronte Inter e Genoa, le mie due squadre preferite. Ossia, io sono interista, ma tifo anche Genoa dagli anni in cui andavo in Liguria in vacanza e avevo tutti amici e soprattutto amiche genoane, erano gli anni di Aguilera e Skuhravy. Ma Inter-Genoa mette di fronte due dei club più gloriosi della storia del calcio, allora per l'angolo della storia vi racconterò non di un Inter-Genoa, ma di un Ambrosiana-Genova che valse lo scudetto. E' il 15 giugno 1930, e si gioca la terz'ultima giornata del primo campionato a girone unico. L'Ambrosiana allenata da Arpàd Weisz è un po' sorprendentemente al comando con 47 punti, quattro in più del Genova che la domenica precedente ha battuto 2-0 la Juve, eliminandola dalla ricorsa ai nerazzurri.

Si gioca nel campo di via Goldoni, inaugurato nel 1913 con un'amichevole tra Inter e Lazio. Via Goldoni è a quei tempi estrema periferia Est del capoluogo, non lontano dai luoghi che hanno visto crescere il "Balilla", al secolo Giuseppe Meazza. Il ventenne figlio di una povera ortolana e orfano di guerra ha appena vent'anni, ma da due è punto fermo della squadra nerazzurra. Solo tre anni prima Poldo Conti, capitano dell'Inter, ha riso vedendo quel ragazzino tanto gracile cambiarsi nel suo stesso spogliatoio. "Adesso facciamo giocare anche i Balilla?" ha detto ironico. A breve dovrà ricredersi, e infatti in quel 1929-30 Meazza, prima dello scontro diretto coi rossoblu di Garbutt, ha già realizzato 28 reti in 31 partite.

Meazza è avviato ormai a diventare uno dei più grandi campioni di tutti i tempi, ma quel 15 giugno c'è ancora il Genova da battere per conquistare il terzo scudetto tra Inter e Ambrosiana, a dieci anni dall'ultimo squillo di tromba. Non è un impresa facile sulla carta, ma se l'Ambrosiana vince lo scudetto è suo, se pareggia tutto è rinviato allo scontro con la Juventus della domenica dopo, sempre a Milano. Se l'Ambrosiana perde... beh, i ragazzi di Weisz non ci vogliono nemmeno pensare, visto che fisicamente non ne hanno più, ma è certo che il campionato si aprirebbe in modo abbastanza inaspettato.

Manca poco all'inizio della partita, ma all'appello non c'è uno dei protagonisti, il terzino ambrosianista Gigi Allemandi (quello dello scandalo dello scudetto revocato al Torino nel '27). Allemandi si sta avviando al campo di gioco, è in ritardo, perde l’autobus e deve prendere un’automobile a noleggio. In piazza San Babila ha un incidente, discute con l’avversario e ci fa a pugni, gli spacca la faccia e viene portato in questura. Gli prendono le impronte, per lui si prospetta una notte in galera ma riesce a spiegarsi, qualcuno lo riconosce e viene lasciato andare con tante scuse.

Quando Allemandi arriva al "Virgilio Fossati", nessuno guarda la partita tra le riserve perché nei cieli sopra via Goldoni c'è un'esibizione di aerei partiti dal campo volo di Cinisello. Le tribune sono di legno e non sono granché sicure e così, quando tutti si ammassano avanti per vedere gli aerei, quella dei popolari crolla in un fragoroso boato. Ci sono numerosi feriti (a seconda delle fonti, dai 100 ai 180), i giocatori nerazzurri benché scossi si adoperano per prestare i primi soccorsi. Garbutt invece furbescamente tiene il Genova tutto dentro gli spogliatoi per non impressionarlo. Si gioca, non si gioca? Tutti guardano l'arbitro, Albino Carraro da Padova, che per ironia della sorte diventerà 6 anni dopo, per alcune partite, allenatore proprio dell'Ambrosiana.

Carraro decide che si può giocare, come volevano i genovesi, la partita inizia con 20' di ritardo. L'Ambrosiana schiera: Degani; Gianfardoni, Allemandi; Rivolta, Viani, Castellazzi; Visentin, Serantoni, Meazza, Blasevich, Conti. Risponde il Genova con: Bacigalupo; Lombardo, Spigno; Parodi, Albertoni, Gilardoni; Puerari, Bodini I, Banchero I, Casanova, Levratto. E' quest'ultimo a sbloccare il risultato dopo 4' con un sinistro poderoso che batte Degani. Bodini raddoppia e l'Ambrosiana sembra ko, ma è proprio Meazza, il più giovane, a prenderla per mano. Accorcia al 22', poi in due minuti si è già sul 2-3: segnano nuovamente Levratto e Meazza.

Nella ripresa il “Balilla” si scatena, e i milanesi sono fortunati perché si fa male Manlio Bacigalupo, che resta in campo per onor di firma. Allemandi (ancora nevoso per il movimentato prepartita) si fa cacciare ma nel frattempo Meazza ha pareggiato. La superiorità numerica permette al Genova di attaccare, e a due dalla fine il Grifone conquista un rigore per fallo su Levratto. Lo “sfondareti” non se la sente di tirare, forse intimorito dalla folla dietro la porta, non proprio ben disposta nei confronti dei genovesi, tocca a Banchero che la manda fuori pur avendo spiazzato Salterello Degani. Finisce 3-3 e dieci contro dieci (espulso anche Bacigalupo per un pugno a Blasevich che l’aveva caricato), tra le urla di gioia dei tifosi milanesi che restano a +4 dai rivali. La domenica successiva la vittoria sulla Juve, ormai a -5 e fuori dai giochi per lo scudetto, dà il terzo tricolore all'Ambrosiana.

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Monday, 01 October 07, 12:30 AM

La voglio mettere sullo scontro tra allenatori. Tra il mago di Certaldo che gioca meglio di tutti al rosicone viziato che prende più di tutti quando ce ne sono 200 meglio di lui (Agroppi docet), lo scontro l'ha stravinto il coach di Jesi. L'unico modo per bloccare i famosi "dai e vai" della Roma è intasare gli spazi a centrocampo. Ed eccoti Mancini con un 4-5-1 inedito e, come ha scritto Franco Rossi, con un centrocampo (Dacourt, Cambiasso, Figo, Stankovic e Cesar) costato in totale 5 milioni, quelli per Stankovic.

Devo dire che la mossa di Mancini ha sorpreso anche noi interisti allo stadio, ma nessuno l'ha definita insensata. Pare addirittura che un commentatore Mediaset abbia detto che l'Inter a una punta fosse rinunciataria e ne sia uscita ridimensionata dopo la partita di Roma. Non l'ho sentito in prima persona e non so se sia vero, in tal caso propongo un TSO per il commentatore.

L'inizio è stato della Roma con doppia parata di JC su Totti e Mancini, ma fino all'episodio chiave del rigore con espulsione l'Inter stava salendo. Cambiasso è in crescita, Figo sempre determinante anche per la fase difensiva, Cesar in grande spolvero e il solo Stankovic in difficoltà, e va bene la tallonite ma necessiterebbe di più riposo. Bene invece Dacourt, nonostante Rizzoli gli fischi praticamente tutto (negativo l'arbitraggio del bolognese, due rigori negati all'Inter e uno dato perché non si poteva farne a meno).

L'Inter non ha affondato subito dopo il vantaggio, e a tutti è parso un errore. L'inizio del secondo tempo, con il doppio infortunio Ibra-Dacourt e il gol subito per lo scellerato errore di Maxwell ci poteva abbattere, ma non c'è stato tempo: dopo il pareggio di Perrotta, un palo di Cruz, il gol di Crespo, un netto rigore su Figo non dato, e i gol di Cruz e Cordoba. In meno di un quarto d'ora un ciclone si è abbattuto su Spalletti, che ha cambiato assetto (Cicinho e Vucinic per Panucci e Mancini) solo sull'1-4: l'avesse fatto Mancini, oggi direbbero tutti che Mourinho sta sull'aereo per Milano.

Insomma, non esaltiamoci troppo anche se la festa, in campo e sugli spalti, è stata bella e si spera che anche quest'anno la vittoria all'Olimpico sia l'avvio di una stagione vincente, almeno in campionato. Nota stonata il comportamento dei tifosi romanisti, con due tifosi nerazzurri accoltellati fuori dallo stadio e uno steward colpito da un petardo dopo il primo gol dell'Inter. Se ci fosse un minimo di uniformità, dopo il San Paolo anche l'Olimpico dovrebbe essere squalificato.

Nella foto: un pericoloso ultrà nerazzurro nel settore ospiti dell'Olimpico. Pare che nel famoso 5 maggio di cinque anni fa abbia scatenato incidenti sul seggiolone, rifiutando la pappa.

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